Le palline da tennis sono gialle: un giallo fluorescente, per la precisione, che i produttori chiamano optic yellow e che si colloca sul confine fra il giallo e il verde. L'ITF, la federazione internazionale, ha approvato questa tonalità nel 1972. Chi risponde «verdi» non ha del tutto torto, e più avanti vedremo perché. Conviene però partire da come ci siamo arrivati, perché la scelta non è nata su un campo da tennis ma in uno studio televisivo.
L'idea venne dalla televisione, non dal tennis
Negli anni Sessanta David Attenborough non era ancora il narratore di documentari che tutti conoscono, e con il tennis non aveva alcun rapporto: dirigeva la BBC Two. La rete stava passando alle trasmissioni a colori e Wimbledon era fra i primi eventi che intendeva trasmettere con la nuova tecnologia. Sullo schermo, però, la pallina bianca si perdeva: sul verde dell'erba, fra ombre e pubblico, il contrasto non bastava e lo spettatore faticava a seguire gli scambi.
Secondo il racconto più diffuso fu Attenborough a proporre di cambiare la pallina anziché la telecamera, passando a un colore fluorescente. Il seguito è documentato: la questione arrivò all'ITF, che condusse dei test sulla visibilità e approvò il giallo che conosciamo. Il colore oggi dato per scontato entrò nelle specifiche ufficiali per una ragione lontana dal gioco: rendere seguibile la partita in televisione.
Wimbledon aspettò fino al 1986
L'adozione non fu immediata. Il torneo che aveva fatto nascere il problema continuò a usare le palline bianche per altri quattordici anni: a Wimbledon si passò al giallo solo nel 1986, ultimo dei tornei dello Slam. Molte immagini d'archivio degli anni Settanta, per questo, mostrano ancora palline bianche.
Dal bianco all'optic yellow
Prima del 1972 — il bianco. È stato lo standard per i primi cent'anni circa del tennis.
1972 — il giallo approvato. L'ITF lo ha scelto dopo una serie di ricerche su quale colore fosse più visibile in televisione a colori.
1986 — il passaggio di Wimbledon. Il torneo all'origine del cambiamento è stato l'ultimo Slam ad adottare il giallo.
Oggi — l'optic yellow. Si gioca ovunque con questa tonalità, ma il bianco resta ammesso dal regolamento ITF e sta tornando.
Giallo o verde: da dove nasce il disaccordo
Dietro la discussione c'è una ragione fisica precisa. Il pigmento fluorescente assorbe la radiazione ultravioletta e la luce a corta lunghezza d'onda, e le riemette a lunghezza d'onda maggiore, nella banda del giallo-verde. In quella banda la pallina restituisce più luce visibile di quanta ne riceve, e per questo appare più brillante dello sfondo su cui si staglia. Quella brillantezza era proprio lo scopo dell'operazione.
Il risultato, però, è una tinta che finisce nel punto esatto in cui la gente comincia a usare due parole diverse per la stessa cosa. Non è una questione di vista: dipende da dove ciascuno mette il confine. Due spettatori seduti vicini possono quindi descrivere la stessa pallina in due modi diversi, senza che nessuno dei due sbagli.
Nel marzo 2018, durante una visita a Chicago, uno del pubblico chiese direttamente a Roger Federer: verdi o gialle? La risposta fu netta — «sono gialle» — ma non chiuse la questione. In un sondaggio YouGov del 28 luglio 2023, su 9.166 adulti americani il 55% ha risposto «giallo», il 38% «verde» e il 7% si è detto incerto. Il giallo vince, quindi, ma quasi quattro persone su dieci vedono verde.
Le palline devono essere gialle?
No. Il regolamento è più permissivo di quanto si creda: le procedure di omologazione dell'ITF ammettono due colori per le palline omologate standard, bianco o giallo, e la regola vale per i tipi 1, 2 e 3, oltre che per il tipo destinato all'alta quota. Una pallina bianca, oggi, è dunque a norma esattamente come lo era prima del 1972.
Il discorso cambia per il minitennis, dove le palline rosse, arancioni e verdi formano una categoria approvata a parte, con regole di colore proprie. Il bianco, del resto, sta tornando in commercio, sia nel tennis sia nel padel. Se rientrasse anche nei tornei, non ci sarebbe una riga da cambiare nel regolamento.
L'ultimo capitolo non riguarda il colore
La pallina da tennis non è mai stata un oggetto immutabile. Per il suo primo secolo è stata bianca, poi è diventata gialla perché una tecnologia esterna al gioco — la televisione a colori — chiedeva qualcosa che il bianco non poteva dare, e il torneo più importante ha impiegato altri quattordici anni ad adeguarsi. A spingere non è stato il tennis, ma quello che gli stava intorno.
Il capitolo che si sta scrivendo adesso non riguarda l'aspetto, ma la durata: per quanto tempo valga la pena di giocarla. Una pallina pressurizzata è un guscio di gomma sigillato che trattiene aria a una pressione di 0,8-1 bar superiore a quella esterna, e comincia a perderla nell'istante in cui si rompe il sigillo del tubo, che la si giochi o no. È la stessa fisica che ha reso possibile la pallina moderna, solo che funziona al contrario.
Per quasi tutta la storia del tennis quella perdita era senza rimedio: a un certo punto la pallina si buttava e se ne apriva un'altra. A differenza del colore, però, la pressione si può rimettere dentro, ed è questo il compito di un pressurizzatore. Come funziona un apparecchio automatico lo abbiamo raccontato altrove; qui conta il punto d'arrivo della storia, e cioè che una pallina scarica non è più per forza una pallina finita, anche se il feltro consumato e la gomma indurita non tornano indietro.
Domande frequenti
Di che colore è una pallina da tennis?
Giallo fluorescente: la tonalità che i produttori chiamano optic yellow e che tira al verde. Il regolamento ITF ammette però anche il bianco per le palline omologate standard.
Le palline da tennis sono verdi o gialle?
Ufficialmente gialle, ma la tinta sta a metà strada tra il verde e il giallo, e non tutti la chiamano allo stesso modo. In un sondaggio YouGov del 28 luglio 2023, su 9.166 adulti americani il 55% ha risposto «giallo» e il 38% «verde», con un 7% di incerti.
Quando sono diventate gialle le palline da tennis?
L'ITF ha approvato il giallo nel 1972, dopo le ricerche sulla visibilità in televisione. Il passaggio non è stato immediato: a Wimbledon si è arrivati al giallo solo nel 1986, e per quattordici anni i due colori hanno convissuto.
Una volta le palline da tennis erano bianche?
Sì, il bianco è stato lo standard per i primi cent'anni circa. Ed è ancora a norma: nessuna regola obbliga a giocare con palline gialle.
Chi ha deciso di fare le palline gialle?
Nessuno da solo. David Attenborough, allora dirigente della BBC, ha spinto per una pallina più visibile in televisione, ma sono state le ricerche dell'ITF a portare al giallo fluorescente.
Che cos'è l'optic yellow?
È il nome commerciale della tinta standard, un giallo fluorescente che tende al verde. Il pigmento assorbe la radiazione ultravioletta e la luce a corta lunghezza d'onda, e le riemette a lunghezza d'onda maggiore, nella banda del giallo-verde. In quella banda la pallina restituisce più luce visibile di quanta ne riceve, e per questo appare più brillante dello sfondo.
Quanto durano le palline da tennis?
Il colore non c'entra: a decidere sono la pressione interna, l'usura del feltro e lo stato della gomma. Il conto alla rovescia sulla pressione parte dall'apertura del tubo, non dalla prima partita, e per questo c'è chi conserva le palline in un pressurizzatore automatico fra un allenamento e l'altro. Su quanto si recuperi davvero, e su che cosa resti perduto, abbiamo scritto nell'articolo dedicato al pressurizzatore. Una pallina bianca e una gialla, a parità di uso, invecchiano allo stesso modo.